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Bendini Torchi calcografici

Bologna, dal 1956

Torchi
calcografici
Bendini

Fiancate in fusione di ghisa, rulli cromati e rettificati, un piano che scorre senza lubrificazione. La stessa macchina che Oliviero Bendini disegnò per gli incisori bolognesi, ancora costruita sui suoi disegni.

Torchio calcografico Bendini con rulli cromati, fotografato su fondo rosso

Un capo-officina, un torchio rotto, una vocazione

Oliviero Bendini nasce a Pragatto, nel bolognese, il 25 giugno 1925, ultimo di quattro figli in una famiglia con scarse possibilità economiche. Va a scuola fino alla quinta elementare. Ha un'intelligenza logica e matematica fuori dal comune, che negli anni lo porterà a intuizioni meccaniche di notevole importanza.

Nel dopoguerra si stabilisce a Bologna, in via Filippo Turati. A ventidue anni si sposa, poi entra alla Samp Utensili, grande azienda meccanica del gruppo Maccaferri. Lì affina le proprie capacità e diventa capo-officina.

La svolta arriva tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Giorgio Morandi, pittore, incisore e docente all'Accademia di Belle Arti di Bologna, lo fa cercare attraverso conoscenti comuni: ha un torchio antico da riparare.

Da quella riparazione nasce tutto. Bendini comincia a costruire torchi calcografici non più in legno, ma in metallo. Prima nella cantina di casa, poi in un'officina di Bologna. Dal 1963 è una produzione a tutti gli effetti, distinta con lo pseudonimo LIV — Liviero, come lo chiamavano tutti.

Uno dei primi torchi calcografici Bendini, fotografia degli anni Cinquanta
Primissima produzione dei torchi calcografici Bendini, 1956. Modello LIV 53.
Oliviero Bendini accanto a un torchio calcografico nella sua officina
Oliviero Bendini al collaudo del LIV 103 M, il suo ultimo modello, prodotto con la collaborazione del genero Fabrizio Ferri.

Un poco della nostra storia

Uno dei primi torchi calcografici Bendini modello LIV 53
Uno dei primi LIV 53 usciti dall'officina.
Torchio calcografico Bendini nell'officina di Bologna
Torchio calcografico nell'officina di Bologna.

Il torchio di Giorgio Morandi

Bendini costruì un torchio e lo donò a Morandi, perché lo usasse nel proprio studio. Oggi quel torchio è all'Accademia di Belle Arti di Bologna, dove è stato donato dalla sorella Maria Teresa Morandi.

È l'oggetto che lega una macchina da officina alla stagione più alta dell'acquaforte italiana: le incisioni di Grizzana del 1927, il paesaggio ridotto all'essenziale, la gamma dei grigi argentei sul bianco morbido della carta.

Lettera autografa di Giorgio Morandi del 1928 all'amico pittore e incisore Mario Bacchelli
Lettera autografa inviata da Morandi nel 1928 all'amico pittore e incisore Mario Bacchelli.
Acquaforte di Giorgio Morandi, natura morta
Natura morta incisa all'acquaforte: i rapporti fra pittura e incisione, nell'opera di Morandi, sono strettissimi.

I modelli

Due misure, la stessa meccanica. Fiancate in fusione di ghisa verniciate a polvere, piano di stampa in bachelite, rulli cromati e rettificati. Il riduttore di velocità rende la manovra di stampa leggera; i nuovi materiali hanno eliminato ogni punto di lubrificazione.

Torchio calcografico Bendini con basi in ghisa, fiancate e stella di comando

LIV 53

Passaggio carta 53 cm
Piano di stampa 54 × 100 × 0,8 cm, bachelite
Massima stampa 52 × 80 cm
Diametro rulli 16,5 cm, in acciaio cromati e rettificati
Diametro stella 97 cm
Luce piano / rullo 3,3 cm, anche per xilografia
Ingombro 100 × 80 cm
Peso 150 kg circa
Torchio calcografico Bendini con piano di stampa esteso e rulli cromati

LIV 73

Passaggio carta 73 cm
Piano di stampa 74 × 150 × 0,8 cm, bachelite
Massima stampa 72 × 130 cm
Diametro rulli 16,5 cm, in acciaio cromati e rettificati
Diametro stella 97 cm
Luce piano / rullo 3,3 cm, anche per xilografia
Ingombro 100 × 150 cm
Peso 175 kg circa

Con le basi in ghisa

Entrambi i modelli, LIV 53 e LIV 73, si possono avere con le basi in ghisa in linea con le fiancate. Per il LIV 73 l'ingombro diventa 100 × 150 cm, con altezza 120 cm compresi i volantini di pressione.

Torchio calcografico Bendini con basi in ghisa in linea con le fiancate

Il torchio al lavoro

La matrice incisa, con tecniche dirette o indirette, si inchiostra e si pulisce dall'inchiostro eccedente. Si abbassa il feltro, si controlla la pressione del torchio in base alla tecnica adottata, e si procede alla stampa girando la stella.

La stampa di un'acquaforte dell'artista A. G. Kim, che ha acquistato da poco un torchio Bendini modello LIV 53 e lo ha ribattezzato «Lucia Bianca».

«Purificazione»

Un'acquaforte di Vittoria Salamone, docente del Liceo Artistico Francesco Arcangeli di Bologna, stampata al torchio.

Vittoria Salamone, «Purificazione», acquaforte.
Una stampa appena passata sotto il rullo, con la matrice in plexiglas sul piano
Opera dell'artista Maria Chiara Toni. Ristampa del bravissimo stampatore Vladimiro Elvieri di un'incisione a puntasecca e tecnica Goetz su plexiglas (due matrici) del 1995, con inchiostri argento e nero su carta marrone (tecnica dell'autore).

Da rame, zinco, acciaio, linoleum e legno

I materiali di assoluta garanzia e la rigorosa accuratezza nella costruzione, di fattura artigianale ma con qualche aggiunta di aggiornamento tecnologico, fanno del torchio Bendini uno strumento che consente di ricavare dalle lastre le più impensate finezze.

È dotazione insostituibile per licei artistici, Accademie di Belle Arti e stamperie d'arte di vari Stati europei ed extraeuropei.

La ditta, il silenzio, la ripresa

Il 1° novembre 1974 Oliviero Bendini muore in un incidente stradale. Non farà in tempo a vedere la ditta trasferirsi in via Modigliani 31 a Bologna. La famiglia decide di non lasciar cadere l'attività: lo sostituisce il genero Fabrizio Ferri, che negli anni precedenti lo aveva affiancato nella progettazione dei torchi motorizzati.

La produzione continua in Italia e all'estero. Il 9 marzo 1987 anche Fabrizio Ferri muore, dopo una malattia; pochi anni più tardi la Costruzioni Meccaniche Bendini chiude.

A distanza di molti anni una delle figlie, incisore lei stessa e vicina agli artisti dell'associazione A.L.I. «Luciano De Vita», decide di rimettere sul mercato i torchi LIV originali, per non lasciar finire la genialità del primo costruttore.

Questa pagina è dedicata a quattro uomini: Oliviero Bendini, Fabrizio Ferri, Davide Ferri e Angelo Guidi.

Un ricordo del Prof. Cesare Pacitti

In ricordo di Mario Leoni, Deborah Whitman e Cesare Castagnoli.

«Con Mario Leoni, in via Sant'Apollonia — via importante per la storia dell'incisione italiana — collaborava una bellissima ragazza americana, alta, bionda, con capelli lunghissimi: si chiamava Deborah Whitman. La conobbi mentre, a piedi nudi e con le mani immerse nell'inchiostro, stampava una lastra di Luciano De Vita. Era una matrice ostica a trattenere l'inchiostro, tipica dell'autore, che richiedeva esperienza e maestria.

Mario Leoni mi accolse nel suo studio-stamperia come un fratello. Mi indicò dove acquistare le lastre di metallo da incidere e le cere, e mi rivelò alcune soluzioni alle quali ricorreva. Mi raccontò tutto sui comportamenti degli inchiostri. Tutto.

Mi incerò la lastra con una cera che preparava lui, della quale mi rivelò la formula: la feci mia e ho continuato a divulgarla quando ho insegnato Tecniche dell'Incisione alle Accademie di Belle Arti di Roma e di Macerata. Acidò la lastra e me ne fece stampare un paio di copie da Deborah.

Gli espressi tutta la mia ammirazione. Osservò l'incisione, ne apprezzò il tratto e mi indirizzò alla galleria d'arte «La Colomba» di Cesare Castagnoli: “vai a nome mio, presentati e fagli vedere le incisioni”. Così feci. Mi offrì, senza esitare, ventimila lire per due fogli. Accettai: erano i primi soldi che realizzavo da un gallerista vero. Enzo Rossi Roiss, scrittore e critico, le battezzò le “Ariostesche”. Fu l'inizio di una lunga, fattiva collaborazione. Era il 1967.»

Cesare Pacitti

Articolo di giornale intitolato «Tra i segreti di via Sant'Apollonia»
«Tra i segreti di via Sant'Apollonia»: il laboratorio Mario Leoni – Deborah Whitman, dove il torchio Bendini è di casa.

I torchi Bendini nel mondo

Accademie, licei artistici, stamperie e atelier privati: dall'Italia all'Irlanda del Nord, dalla Spagna alla California, fino a Medellín in Colombia. Molte di queste macchine lavorano da quarant'anni e più.

Su ognuna, al centro della stella, c'è la stessa targa: Bendini · Bologna · Italy.

Raccolta di fotografie di torchi calcografici Bendini in laboratori e accademie di tutto il mondo
Torchi Bendini nel mondo: laboratori, accademie e artisti che li usano ogni giorno.