Nel 1980, varcato lo stretto di Messina per assumere l'incarico di insegnamento di tecniche dell'incisione all'Accademia di Belle Arti di Bologna, decisi di dotarmi di nuovi «ferri del mestiere» per il mio atelier bolognese, e acquistai un nuovo torchio calcografico.
Scelsi un Bendini dopo una visita alla sede di via Modigliani 31, dove si producevano i torchi tipo Liv/53, Liv/73 e Liv/73 motorizzato. Scelsi il Liv/73 non motorizzato, che mi avrebbe consentito di stampare i fogli 70 × 100 e di compiere il tipico movimento del torcoliere: in pratica, di girare con emozione la stella.
Fu un'ottima scelta, che nel tempo ho avuto modo di verificare. Tante istituzioni artistiche italiane si sono dotate di questi torchi; tuttora studenti e docenti li usano con piena soddisfazione.
Nei primi anni Duemila ho conosciuto Mirella Bendini, una delle eredi dell'esperienza meccanica della sua famiglia, interessata a frequentare il mio corso di tecniche dell'incisione. Di recente mi ha informato, con entusiasmo, di voler ricominciare la produzione dei torchi Liv: ce l'ha nel sangue.
Dicono di noi
Docenti dell'Accademia, incisori, stamperie d'arte. Chi stampa con un Bendini ci lavora per decenni, e spesso ne parla come si parla di una persona.
Il torchio, strumento di sempre: alter ego di una vita. Quando iniziai la conoscenza della stampa da giovane studente, mi premurai da subito di dotarmi degli strumenti del mestiere; convinto, come molti, che «l'abito non fa il monaco», ma che un buon vestito mi avrebbe aiutato a muovermi meglio.
Il tempo ha confermato questa idea nella scelta dello strumento principe: il torchio calcografico. Da subito orientato al torchio Bendini, sperimentato nella mia formazione e ritrovato in seguito nei laboratori d'incisione delle diverse accademie in cui ho lavorato. Vissuto dai miei studenti come campo libero per imprimere le loro idee sulla carta.
Appartiene infine al mio quotidiano, al centro del mio spazio privato. Il mio studio ruota attorno al suo perno: il meccanismo, usato sensibilmente, chiosa le mie idee a margine di ogni foglio che stampo.
Io sono decisamente incoerente. Sono felicemente e serenamente non credente, credo nella sacralità della vita ma non nell'anima… però mi trovo ad attribuire una coscienza di sé ad alcune delle cose che mi circondano.
Così mi succede per il mio torchio calcografico. All'inizio abbiamo avuto qualche difficoltà di comprensione reciproca, ma poi, svelandomi le sue qualità, si è rivelato un vero complice nel mio lavoro di incisore.
Mi è sempre sembrato che nel tempo si attivasse per dare i migliori risultati e per compensare i miei errori, suggerendomi le giuste pressioni sul feltro, la velocità di rotazione e — strano ma vero — il senso di rotazione in cui stampare certe lastre. Anche le macchine hanno la loro personalità.
Valutiamole oggettivamente, ma cediamo anche all'emozione: vero preludio di una futura sintonia e di intense collaborazioni.
Abbiamo ricevuto il nostro torchio Bendini d'annata da un professore d'arte in pensione, che lo aveva conservato smontato pezzo per pezzo. L'aiuto di Mirella e Angelo è stato fondamentale per la ricollocazione dei meccanismi, resi di nuovo funzionanti.
La prima volta che lo abbiamo usato ci è sembrato, per la morbidezza e la scioltezza con cui la lastra scorreva sotto il rullo, di correre su un'autostrada dopo anni di sterrata.
Il nostro Bendini fa mostra di sé nella vetrina del laboratorio, dove ogni volta l'happening di stampa acquista valore aggiunto anche grazie all'armonia delle sue forme: movimentare la ruota a stella è un vero piacere, la precisione della sua meccanica fa il resto.
Esplode il giorno
«Era una mattina della primavera del 2017, molto presto, prima dell'alba, anzi prima di un'aurora che non arrivava mai. Stavo andando col camper verso il delta del Po e procedevo lungo un canale, in una nebbietta non fitta ma buia.
All'improvviso, senza preavviso, si aprì una luce che invase tutto l'orizzonte, quasi un'esplosione. A distanza di quattro anni ho cercato di raccontarla in un'incisione. Rende un po' l'idea, ma solo un po'… purtroppo.»
Roberto Tonelli, acquaforte, 2017
Dalla pagina Facebook
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Ecco la prima stampa di Lucia Bianca. Buona giornata: un nuovo viaggio comincia.
Jianhui He Padova — ha battezzato «Lucia Bianca» il suo LIV 53
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La precisione dei cilindri e la perfezione del piano di stampa non sbagliano la pressione. Il mio è del 1972, eppure sempre perfetto.
Francesca Magnani
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Ne ho uno da 40 anni. I Bendini sono strumenti meravigliosi ed eterni, che per me valgono tanto oro quanto pesano.
Anna Bergamini
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Ho anch'io un Bendini… eterno!
Stefania Vecchi
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Ne posseggo uno acquistato nel '79, appena finita l'accademia. Sempre in funzione, perfetto.
Mirio Citron
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La «Ferrari» dei torchi.
Elena Frontero
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Uso ancora il mio Bendini qui in California, comprato a Bologna 48 anni fa. Versione a pulsante, adattata al voltaggio americano.
Rik Olson California, Stati Uniti
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Abbiamo una di queste presse dal 1985. È una macchina fantastica, il nostro orgoglio! L'abbiamo portata dall'Italia a Medellín. Il meglio del meglio.
Viviana Pesce Serrano Medellín, Colombia